Naturalmente, essendo quelli descritti fenomeni biologici, non mancano eccezioni e anomalie.

Per quanto possa sembrare paradossale, fra le piante gli “individui” (che dovrebbero essere “non-divisibili”) sono di fatto molto divisibili, tanto che dai loro frammenti si ricostituisce l’intero individuo: quindi fra le piante possiamo avere anche una “moltiplicazione” che, diversamente dalla “riproduzione”, dà origine a individui geneticamente identici all’individuo frammentato.

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Con l’evoluzione le piante hanno acquisito progressivamente le caratteristiche strutturali che hanno loro consentito una sempre maggiore indipendenza dalla presenza di acqua allo stato liquido nell’ambiente, e il gametofito si è di conseguenza ridotto, fino ad essere costituito da sole poche cellule, che nelle Angiosperme, le piante meglio adattate agli ambienti asciutti, sono nascoste nei tessuti dello sporofito, e dunque sfuggono a una diretta osservazione.

Le Angiosperme che osserviamo sono dunque sporofiti.

Il ciclo delle piante è un’alternanza di due organismi: uno si riproduce attraverso i gameti (è chiamato gametofito), l’altro (lo sporofito), attraverso le spore.

Sia i gameti che le spore sono cellule aploidi, cioè hanno un solo set di cromosomi: il passaggio dallo stato diploide (con i tipici due set di cromosomi) a quello aploide avviene con una particolare successione di divisioni cellulari, la meiosi, che nelle piante avviene al momento della formazione delle spore.

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Il termine intersessuale, più ampio, è preferito da questi individui stessi e dalla classe medica.

Si può distinguere fra ermafroditismo sufficiente e insufficiente.

L'ermafroditismo vero e proprio, nell'essere umano, è descritto come una rara disgenesia gonadica.), nonché le alterazioni collegate al sistema endocrino, che possono essere virilizzanti (come nel caso della sindrome adreno-genitale) o, al contrario, dar luogo a una insensibilità agli ormoni maschili (come nella sindrome di Morris) e inibire così lo sviluppo di caratteri sessuali maschili.